Leonardo e Simone tra voti e sorrisi

LE STORIE 29 ott 2020
Leonardo Zeni e Simone Malaffo Leonardo Zeni e Simone Malaffo

Dal lago di Garda, all’estero, per poi tornare in Italia e immergersi nella cultura dell’olio e delle olive della provincia di Verona. È la storia di Leonardo Zeni, il commesso del Frantoio Veronesi di Lazise. Nato a Bussolengo il 18 dicembre del 1988, Leonardo ha studiato alla scuola alberghiera di Bardolino, dove è tornato a vivere dopo aver fatto diverse esperienze all’estero e dove le persone che lo conoscono lo hanno votato come commesso ideale per l’iniziativa del quotidiano L’Arena. «Sono stato in giro per un po’», racconta Leonardo, «un anno in Australia, tre a Vienna e uno a Londra. Poi ho deciso di tornare, volevo stabilità, qui a casa. Qui, al punto vendita, mi trovo molto bene, perché sono sempre in contatto con le persone». Al frantoio Leonardo aveva lavorato per un po’ nel 2016 e poi ha iniziato a fare esperienza nel suo settore, quello per il quale ha studiato e con il quale è riuscito a viaggiare e conoscere moltissime persone. Perché la soddisfazione di Leonardo sta proprio nel rapporto con queste, in quei legami che si creano con il passare del tempo e che non si spezzano, anche se è solo per il breve periodo delle vacanze estive. Prima di entrare nel punto vendita del Frantoio Veronesi, dopo essere tornato in Italia, Leonardo ha lavorato al «Brancaleon», un bar ristorante che si trovava in piazza Matteotti a Bardolino. «Negli anni ho stretto moltissime amicizie, anche nel ristorante dov’ero prima», va avanti nel suo racconto, «qualche cliente conosciuto lì, mi ha cercato a Bardolino e non trovandomi mi ha scritto chiedendomi dove fossi ed è venuto a trovarmi qui al punto vendita. Ho sempre lavorato come cameriere, in base a tutte le esperienze lavorative fatte in giro, ho cercato sempre di apprendere qualcosa di nuovo per crescere. Adesso sono tornato in Italia per farmi una vita dove sono nato, a Bardolino». Questa esperienza al punto vendita gli ha dato la possibilità non solo di usare bene le lingue inglese e tedesca, perfezionate anche durante i viaggi, ma anche di conoscere nuove persone e di imparare un lavoro, quello al frantoio, che gli piace molto. «Da lunedì sono in molitura al Sacro Cuor a fare una nuova esperienza», spiega pieno di entusiasmo, «mi insegneranno cose nuove e sono contento di avere questa possibilità». La dinamicità e la flessibilità sono le caratteristiche che contraddistinguono questo giovane commesso che dopo poco tempo si è fatto apprezzare anche a Lazise. E questo lo hanno confermato i molti voti arrivati per lui in redazione. «Non conoscevo ancora l’iniziativa, me ne ha parlato mia mamma che ha spinto per la mia partecipazione e sono davvero felice dei voti, è stata una bella sorpresa. Trovo che questa iniziativa sia molto interessante, perché permette di conoscere le persone, di farsi notare». Passione, pazienza ed empatia sono le tre caratteristiche che secondo lui ogni persona che decide di lavorare a contatto con il pubblico deve avere, oltre a un dato fondamentale: «trovare un lavoro dove si è felici». E forse, la chiave anche del suo successo con le persone è proprio la felicità, la stessa con la quale Leonardo Zeni affronta ogni nuova sfida nel lavoro come pure nella vita.

Adele Oriana Orlando

 

 

Sorpresa e gratitudine. Sono le reazioni che Simone Malaffo ha provato in questi giorni ritrovandosi ancora tra le pagine del giornale. Quarantotto anni e maître al ristorante La Ginestra di corso Milano, Malaffo era stato votato a sua insaputa anche nel 2019 nel contest per i commessi dell'anno di città e provincia. Nell'ultima classifica di questa nuova edizione il suo nome è addirittura sul podio con un bottino che sfiora i 2 mila punti. «Mi hanno telefonato dicendomi che ero in gara anche quest'anno, incredulo sono corso a comprare L'Arena e sono rimasto senza parole», commenta emozionato Simone, «non pensavo di partecipare ancora, ma i vari clienti hanno raccolto i tagliandini per me. La soddisfazione è tanta, li ringrazio di cuore. E un grande grazie va anche alla mia famiglia, a mio padre Attilio, mia mamma Luisella, mio fratello Gianluca e le mie nipoti Silvia, Angelica e Anna, mi sono tutti sempre vicino».Il percorso professionale di Malaffo inizia tanti anni fa, come racconta lui stesso: «a sedici anni ho cominciato a lavorare in pizzeria, sono rimasto per sette anni, poi ho voluto cambiare». Ed è stato allora che Simone è entrato nella famiglia dell'Hotel Leopardi, dov'è ubicato il ristorante La Ginestra, aperto a tutti, non solo ai clienti che pernottano. «Era il 1996 e ho iniziato come facchino, poi sono passato alle colazioni e successivamente mi sono spostato in sala. Mi piace moltissimo il contatto con i clienti, vederli uscire soddisfatti mi ripaga di tutti i sacrifici», continua il maître. «In realtà questi voti vorrei distribuirli tra tutti i colleghi, in particolare a Marco, Enrico, Dinesch e il nostro direttore Stefano Ghelli. Le persone vedono e votano me perchè sono in prima linea, ma il nostro è un lavoro di squadra».E per quel che riguarda la sfida tra commessi, aggiunge: inizialmente ero scettico, il primo anno non ero in gara quindi non avevo dato troppo peso all'iniziativa. Nel 2019 mi sono ritrovato dentro e devo dire che è stata una bella emozione. Aiuta molto a livello personale ed è una bella vetrina per il ristorante, sicuramente è un'esperienza gratificante, uno stimolo a fare sempre meglio. Il punto di forza de La Ginestra sono le pause pranzo e le serate a tema, che dopo l'ultimo Dpcm si sono trasformate necessariamente in pranzi. «Non possiamo più tenere aperto la sera per gli esterni», dice con rammarico Simone, «ogni settimana proponevamo una cena con menù fisso a base di pesce e carne, ora le abbiamo dovute spostare al sabato e la domenica a pranzo».Nel poco tempo libero che gli resta Malaffo ama stare nella natura, all'aria aperta. «Mi piace andare in bicicletta e fare lunghe passeggiate in montagna», racconta, ma la sua grande passione è il calcio. Tifoso delle squadre veronesi, Malaffo è cresciuto con il mito dell'attaccante Paolo Rossi, campione del mondo con la Nazionale nel 1982. «È il mio idolo», ammette, «sono riuscito anche ad incontrarlo personalmente. Sono andato nel suo agriturismo e ho avuto il piacere e l'onore di trascorrere con lui un'intera giornata, è stato un sogno. Purtroppo il calcio è cambiato molto negli ultimi anni, ma per me rimane e rimarrà sempre un grande amore».

Ludovica Purgato

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