Di Ludovica Purgato - Adele Oriana Orlando

Marco & Marco: «Musi lunghi mai, sorriso sempre»

LE NUOVE STORIE 19 nov 2020

 

La storia di Filippi Batterie, negozio di Borgo Roma, parte nel lontano 1949. È stato nonno Augusto nel dopoguerra ad avviare l’attività, dove oggi lavora l’intera famiglia di Marco Filippi, tra i protagonisti dei «Commessi dell’anno», l’iniziativa promossa dal gruppo Athesis. Originariamente la bottega era in via Tombetta, ma nel 1991 si è spostata in via Volturno. Il trentatreenne, super votato nel contest de L’Arena, porta avanti con simpatia e passione il mestiere, assieme a mamma Alba, papà Stefano e a suo fratello Diego. «È partito tutto da mio nonno», racconta Marco, «quando ha deciso di aprire in circolazione c’erano pochissime automobili, ma lui ha creduto nello sviluppo del settore e il tempo gli ha dato ragione. Purtroppo è mancato presto, io non ho avuto la fortuna di conoscerlo. L’attività è stata portata avanti da mio papà che lavorava in bottega già a 12 anni, poi è arrivato mio fratello maggiore, infine io. Dopo le superiori ho fatto due anni di università, facoltà di scienze motorie, ma poi ho capito che volevo stare anch’io in negozio». La famiglia Filippi è molto unita e oltre al lavoro condivide anche parecchie passioni, tra cui il calcio e la pesca.

«Io e mio fratello siamo cresciuti a pane e pallone», continua sorridente, «siamo tifosi del Verona e l’amore per lo sport ce lo ha trasmesso il papà. Lui ci ha insegnato anche a pescare e nel tempo libero vado in cava, qualche volta porto anche mia figlia Gioia, che ha sei anni e mezzo». Papà Marco, impegnatissimo con il lavoro dal lunedì al sabato, riesce a ritagliarsi anche qualche momento per il pallone. «Ho iniziato a giocare da piccolo, come mio fratello del resto, lui adesso ha smesso, io invece gioco ancora negli Amatori Parona». Ed è proprio dai compagni di squadra che è partita la caccia al tagliando, come conferma lui stesso: «hanno deciso di raccogliere le schedine per votarmi, poi si sono aggiunti gli amici e i clienti. Sono davvero in tanti a portarmeli, anche la mia parrucchiera li sta raccogliendo. Ringrazio di cuore tutti, fa davvero piacere. L’iniziativa mi piace molto perchè unisce le persone in questo momento brutto e difficile che tutti stiamo vivendo».

Il passaparola è l’arma vincente nel contest del giornale, ma anche sul lavoro in generale. «Quando lavori bene la voce si sparge in giro e non c’è miglior pubblicità», continua Marco, «io adoro il mio mestiere, soprattutto il contatto con la gente. Non esiste la monotonia, le ore mi volano e non guardo mai l’orologio. Ho un rapporto splendido con i miei clienti, per lo più officine, per me sono ormai amici». L’affetto per Marco Filippi è tanto e i punti collezionati nell’iniziativa che premierà le commesse e i commessi più votati di tutta Verona e provincia ne sono la dimostrazione. Per il trentatreenne sono arrivati in redazione quasi 14mila voti che lo hanno portato al quarto posto in classifica. Le caratteristiche vincenti di Marco? «Bella domanda», conclude modesto, «probabilmente la simpatia e la solarità, da parte mia un sorriso non manca mai». •

 

 

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«Musi lunghi mai, sorriso sempre»: afferma Marco Manuelli, il giovane commesso del supermercato Martinelli di Vigasio fisso nella top ten maschile dell'iniziativa del quotidiano L'Arena, che incontra, racconta e premia i commessi e le commesse più amate dai lettori di Verona e provincia. Nato il 6 luglio del 1991, Marco è cresciuto a Trevenzuolo e da quattro mesi vive a Povegliano Veronese con la fidanzata Debora Perina, con la quale condivide anche una grande passione per i viaggi. Debora, in questa storia, è quella che potremmo considerare la «scintilla» che ha acceso il motore per la corsa alla conquista delle preferenze per il suo ragazzo. Marco è uno studente universitario che da quasi 10 anni lavora da Martinelli full time. «Mi mancano solo tre esami - racconta Marco -, sono fuori corso ma lavoro da molti anni in questo supermercato e mi piace molto. L'azienda mi è sempre venuta incontro perché studio e credo che, con i tempi che corrono, bisogna "baciarsi le mani" se si ha un lavoro».

Marco è un cosiddetto «jolly» nel supermercato, attualmente si può incontrare il suo sguardo felice e scambiare due chiacchiere con lui nella zona dei pandori e dei cesti natalizi che gestisce insieme ad Alessandra e Valentina, ma nel resto dell'anno si sposta nel punto delle offerte, se non è in magazzino. «Ho iniziato qui il 14 febbraio del 2011 - ricorda -, ero alla mia prima esperienza quando un amico mi ha proposto il lavoro e ho accettato. Prima mi hanno fatto un contratto a chiamata e poi sono stato assunto con un tempo pieno e con la possibilità di continuare gli studi. È una grande possibilità e non posso fare altro che ringraziarli». Non si è fatto scappare l'opportunità di essere indipendente ma di continuare a studiare, portare avanti le proprie ambizioni e anche una carriera. Lui che quando ha iniziato un lavoro circondato dalle persone ed era un timido, mentre ora «tiene banco» molto bene, riuscendo sempre a strappare un sorriso, seppur sotto le mascherine, ai suoi clienti. Gli stessi che lo votano, che conservano e compilano coupon per lui e per aiutare questa corsa avviata da Debora, supportata da mamma Renata Bonadiman, dalle sorelle di Marco: Monia e Marika, oltre che da tutti quei colleghi ed ex colleghi che fanno il tifo per lui, tra quelli più appassionati a questa competizione c'è Samantha.

«Sono davvero tante le persone che mi portano i voti, non me lo aspettavo e mi fa piacere. È una grande soddisfazione per me, ma anche per il mio titolare Aldo Martinelli». Un altro, l'ennesimo, segno di riconoscenza da parte dei clienti da parte di Marco. Una riconoscenza che lui apprezza davvero molto, perché è un segno di gratitudine. «Una delle cose che mi è rimasta impressa in questi anni di lavoro al supermercato è la riconoscenza dei clienti nei confronti di chi li aiuta. Capita che io carichi la spesa in auto alle persone anziane o che hanno bisogno, è per me un semplice atto di gentilezza, che mi sento di fare. Tanti clienti si sentono in dovere di ricambiare e magari mi lasciano i soldi per un caffè o un cioccolatino. È una cosa che io non mi aspetto, mi fa sempre piacere vedere che un cliente è riconoscente, perché non è scontato».

 

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